Salta al contenuto

· Senza categoria · 9 min di lettura

Dieta chetogenica: cosa succede a glicemia, intestino e colesterolo

Che cos’è la chetosi

La dieta chetogenica riduce molto i carboidrati (pane, pasta, riso, zuccheri, gran parte della frutta). Senza glucosio a disposizione, l’organismo produce meno insulina, consuma le riserve di zucchero del fegato e dei muscoli e comincia a usare soprattutto i grassi. Il fegato trasforma parte di questi grassi in corpi chetonici, che diventano un carburante alternativo: è la chetosi.

La chetosi è uno stato del metabolismo, non una garanzia di salute. Lo stesso nome indica regimi molto diversi tra loro: uno ricco di verdure, olio d’oliva e pesce, un altro basato su burro, carne rossa e formaggi. Gli effetti cambiano di conseguenza.

Cosa può migliorare

  • Glicemia. Nelle persone con diabete di tipo 2 o insulino-resistenza la glicemia e l’emoglobina glicata (HbA1c) spesso scendono. La risposta però non è uguale per tutti e dipende anche da quanto peso si perde e dai farmaci in uso.
  • Peso. Si dimagrisce soprattutto perché si mangia di meno e si ha meno fame; nei primi giorni si perde anche acqua. La chetosi da sola non spiega tutto il risultato.
  • Trigliceridi. Spesso calano, perché il fegato produce meno grassi a partire dagli zuccheri.
  • Colesterolo HDL (il «buono»). Spesso sale. È un segnale favorevole, ma da solo non dimostra che il cuore sia più protetto.
  • Fegato grasso. Ridurre zuccheri e bevande zuccherate, e perdere peso, aiuta il fegato. Il fruttosio non è però l’unica causa: contano anche genetica, grasso addominale e sedentarietà.

Se l’emoglobina glicata sale durante la dieta invece di scendere, non va considerato un normale adattamento: va approfondito con il medico.

L’intestino e il microbiota

I batteri dell’intestino (il microbiota) si nutrono delle fibre che noi non digeriamo e le trasformano in sostanze utili, come il butirrato, che nutre le cellule del colon e aiuta a tenere sotto controllo l’infiammazione.

Una dieta chetogenica molto restrittiva e povera di vegetali toglie al microbiota buona parte del suo cibo. Per questo è importante che resti spazio per verdure non amidacee, semi e frutta secca, nelle quantità che l’intestino tollera.

I primi giorni: sali minerali, acido urico e tiroide

Nelle prime settimane l’organismo elimina più acqua e più sali. Possono comparire mal di testa, stanchezza, nausea, capogiri, crampi, stitichezza o un calo di pressione quando ci si alza in piedi. Sono i disturbi che vengono chiamati «influenza chetogenica».

  • Sodio, potassio e magnesio possono scendere. Non vanno però integrati «a occhio»: in chi ha problemi ai reni o prende farmaci che trattengono il potassio, un’integrazione non controllata può essere pericolosa.
  • Acido urico. Nelle prime fasi può salire, perché i corpi chetonici ne riducono l’eliminazione con le urine. Chi ha avuto attacchi di gotta deve dirlo prima di iniziare.
  • Tiroide. Mangiare meno e ridurre i carboidrati può abbassare un po’ l’ormone T3. Spesso è un adattamento e non un ipotiroidismo, ma va valutato con gli esami e non interpretato da soli.

Il colesterolo: il punto da non sottovalutare

In media la dieta chetogenica abbassa i trigliceridi e alza un po’ l’HDL, ma fa salire anche il colesterolo LDL. Una revisione degli studi controllati pubblicata nel 2026 riporta, rispetto ad altre diete, circa −22 mg/dL di trigliceridi, +3,5 mg/dL di HDL e +8 mg/dL di LDL. Sono medie: alcune persone non hanno variazioni, altre vedono l’LDL raddoppiare.

Perché conta? Le particelle che trasportano il colesterolo LDL possono entrare nella parete delle arterie, restarci intrappolate e innescare l’infiammazione che, negli anni, forma la placca aterosclerotica. Più alto è il numero di queste particelle e più a lungo ci si resta esposti, maggiore è il rischio di infarto e ictus.

Oltre al colesterolo LDL, ci sono altri due esami utili:

  • ApoB. Ogni particella «aterogena» (cioè capace di formare placche) porta una sola molecola di ApoB: questo esame ne conta quindi il numero. Due persone con lo stesso LDL possono avere valori di ApoB molto diversi.
  • Lipoproteina(a), o Lp(a). Dipende quasi solo dalla genetica e la dieta la modifica poco. Se è alta aumenta il rischio di infarto, ictus e malattia della valvola aortica. Le linee guida americane del 2026 consigliano di misurarla almeno una volta nella vita.

«Sono magra, sportiva, con trigliceridi bassi: sono protetta?»

Non necessariamente. Alcune persone magre e molto attive, quando seguono una dieta chetogenica, sviluppano aumenti marcati di LDL, con HDL alto e trigliceridi bassi. In inglese si parla di lean mass hyper-responder. Esistono ipotesi su perché succeda, ma non è dimostrato che questo aumento sia innocuo e il rischio a lungo termine non è ancora noto.

Anche i valori rassicuranti di altri esami (trigliceridi bassi, PCR bassa, buon indice Omega-3) non annullano il rischio legato a un LDL o un’ApoB elevati.

Un caso discusso a un recente incontro medico

Una donna normopeso (indice di massa corporea 21,7), molto attiva, ha seguito per circa un anno una dieta chetogenica ricca di burro, olio di cocco, sego, carne, uova e latticini. L’insulina è scesa, ma l’emoglobina glicata è salita da circa 5% a quasi 6%. Era in chetosi solo il 53% del tempo. Trigliceridi e PCR erano bassi, ma LDL e ApoB sono aumentati in modo importante, su una Lp(a) già alta.

Il caso mostra bene il punto: alcuni esami possono migliorare mentre altri, più importanti per il cuore, peggiorano. Peso, glicemia e trigliceridi da soli non bastano a dire che una dieta «funziona».

Quando la dieta chetogenica è sconsigliata

Va esclusa, o fatta solo con il parere di uno specialista, in caso di:

  • alcune malattie congenite del metabolismo dei grassi (difetti della beta-ossidazione, deficit di carnitina), alcune malattie mitocondriali e la porfiria;
  • insufficienza del fegato o dei reni;
  • gravidanza e allattamento;
  • diabete di tipo 1;
  • terapia con i farmaci per il diabete detti SGLT2-inibitori (le «gliflozine»), per il rischio di una grave complicanza chiamata chetoacidosi;
  • gotta o acido urico alto, colesterolo già elevato o Lp(a) alta: non è un divieto assoluto, ma servono controlli più stretti;
  • disturbi del comportamento alimentare, presenti o passati.

Gli esami da fare prima e durante

Prima di iniziare servono una visita (malattie, farmaci, familiarità per malattie del cuore, storia del peso, sonno, attività fisica) e alcuni esami di partenza, da ripetere durante il percorso:

AreaEsami
ZuccheriGlicemia, emoglobina glicata (HbA1c)
Grassi nel sangueColesterolo totale, LDL, HDL, trigliceridi, non-HDL, ApoB, Lp(a) (una volta)
FegatoAST, ALT, gamma-GT, bilirubina, fosfatasi alcalina
ReniCreatinina, filtrato glomerulare (eGFR), urea, acido urico
Sali mineraliSodio, potassio, cloro, calcio, magnesio, fosforo
Stato nutrizionaleEmocromo, ferritina, vitamina B12, folati, vitamina D, albumina
TiroideTSH e FT4; FT3 se indicato

Per sapere se si è davvero in chetosi, la misura più affidabile è il beta-idrossibutirrato nel sangue (con un apparecchio simile a quello della glicemia). Le strisce per le urine diventano meno attendibili dopo le prime settimane.

A ogni controllo conviene valutare anche peso, pressione, intestino, sonno, energia e quanto la dieta è sostenibile nella vita di tutti i giorni.

Se il colesterolo sale: cosa si può cambiare

Non sempre bisogna abbandonare la dieta: spesso si può cambiare la sua composizione.

  • Ridurre burro, sego, olio e grasso di cocco, carni molto grasse e formaggi stagionati.
  • Preferire olio extravergine d’oliva, avocado, frutta secca, semi e pesce.
  • Aumentare le fibre solubili compatibili con la dieta (psillio, semi di lino e chia, verdure).
  • Chi beve molto caffè può preferire quello filtrato con filtro di carta: il caffè bollito («alla turca») o fatto con la caffettiera a pistone contiene sostanze che alzano l’LDL.
  • Ripetere gli esami dopo le modifiche e, se il rischio resta alto, valutare con il medico una dieta diversa o una terapia.

L’alternanza di periodi in chetosi e periodi senza (la cosiddetta chetogenica ciclica) non è una strategia dimostrata per proteggere il cuore.

Epilessia, salute mentale e intestino: a che punto sono gli studi

  • Epilessia resistente ai farmaci. La dieta chetogenica si usa da quasi cento anni, ma come terapia specialistica seguita da un’équipe dedicata.
  • Disturbo bipolare e altri disturbi psichiatrici. Ci sono primi piccoli studi interessanti, ma non sostituisce le cure. In chi soffre di disturbo bipolare, un aumento improvviso di energia può essere un segnale da non sottovalutare.
  • Morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa. Alcuni pazienti riferiscono meno disturbi con diete molto restrittive, anche «carnivore», ma stare meglio non significa che l’infiammazione sia guarita. Una dieta solo di carne, protratta, toglie fibre all’intestino e può alzare il colesterolo. Queste diete non sostituiscono le terapie.

Domande frequenti

La dieta chetogenica fa male al cuore? Dipende dalla persona e da come è composta. In molti migliorano trigliceridi e glicemia; in alcuni sale molto il colesterolo LDL. Per questo servono esami prima e durante, compresa l’ApoB.

Se i trigliceridi sono bassi e l’HDL è alto, posso stare tranquilla anche con l’LDL alto? No. Sono dati favorevoli, ma non cancellano il rischio legato a un LDL o a un’ApoB elevati.

Posso farla da sola, seguendo un’app o un libro? È meglio di no, soprattutto se prendi farmaci (per il diabete, la pressione, i diuretici) o hai malattie di reni, fegato o cuore: alcune terapie vanno adattate fin dal primo giorno.

Per quanto tempo si può seguire? Non c’è una durata uguale per tutti. Va decisa in base all’obiettivo, ai risultati degli esami e a quanto è sostenibile per te. Mancano ancora dati sugli effetti a lungo termine.

Posso misurare la chetosi con le strisce per le urine? All’inizio sì, poi diventano poco attendibili. La misura più affidabile è il beta-idrossibutirrato nel sangue.

Prenota una visita

Se segui una dieta chetogenica, o stai pensando di iniziarla, e vuoi capire quali esami fare e come leggere il tuo profilo di rischio, prenota una visita agli Studi Medici IV Novembre di Bergamo oppure scrivimi su WhatsApp al 351 361 5173.

Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita medica. Non iniziare né sospendere diete o farmaci senza il parere del tuo medico.

Fonti

  • Tavola rotonda «Nutrizione, microbiota, chetosi e rischio lipidico», IMD Berlin, 4 novembre 2026: dispensa e caso clinico discussi.
  • American College of Cardiology / American Heart Association. 2026 Guideline on the Management of Dyslipidemia (ApoB per il rischio residuo; Lp(a) da misurare una volta in età adulta). Sintesi: Labcorp – 2026 ACC/AHA dyslipidemia guideline update.
  • Ketogenic diet–induced changes in adult lipid metabolism: a comprehensive systematic review and meta-regression of randomized controlled trials, 2026 (variazioni medie di trigliceridi, HDL e LDL).
  • Ketogenic Diets and Low-Density Lipoprotein Cholesterol in Adults With Normal Weight: An Emerging Clinical Challenge. Journal of the American Heart Association, 2026.
  • Società Italiana di Endocrinologia. Ketogenic nutritional therapy (KeNuT): a multi-step dietary model for obesity and related metabolic disorders, 2024.
  • Lega Italiana Contro l’Epilessia. Ketogenic dietary therapies in epilepsy: recommendations of the Italian League Against Epilepsy Dietary Therapy Study Group, 2023.
  • Campbell I.H. et al. A pilot study of a ketogenic diet in bipolar disorder. British Journal of Psychiatry Open, 2025.
  • Mann E.R., Lam K.Y., Uhlig H.H. Short-chain fatty acids: linking diet, the microbiome and immunity. Nature Reviews Immunology, 2024.

Potrebbe interessarti anche

· Neuralterapia · 4 min di lettura

Neuralterapia: cos’è, come funziona e quando può essere utile

La neuralterapia usa piccole iniezioni di anestetico locale molto diluito per calmare il dolore e regolare la risposta del sistema nervoso. Ecco come funziona, per chi può essere utile, cosa dicono gli studi e quali sono i limiti.

· Ossigeno Ozono Terapia · 5 min di lettura

Ossigeno-Ozono terapia: cos’è, quando può aiutare e come funziona

L'ossigeno-ozono terapia usa una miscela di ossigeno e ozono medicale, a dosi precise e basse, soprattutto contro il dolore della colonna e delle articolazioni. Ecco come funziona, cosa dicono gli studi e come si svolge una seduta.